Una annata deleteria per il calcio mondiale è stata certamente quella del 1960, che ha sottratto all’affetto dei più, sebbene ormai in quiescenza da decenni, ma ad un’età oggi ritenuta precoce, due pilastri dell’invenzione calcistica: Armando Maradona, per volontà propria e Franco Baresi, per ineluttabilità del destino. Per cui l’espressione coniata nella buona zecca meneghina, sbrigativa ma di sferzante precisione, dura minga, reiterata ad oltranza da Calindri in memorabili Caroselli degli anni ‘60, è più che mai pertinente. Sopravvivono nell’ecumene calcistico, ma senza raggiungere l’acme himalaiano dei primi due, Walter Zenga, Andreas Brehme, Pierre Littbarski e tutti gli altri censiti per la squadra da fantacalcio, per dirla come si dice in Sardegna, stavolta in duplice accezione, de “sa Classi” https://www.fantacalcio.it/approfondimenti/02_01_2019/la-top-11-dei-calciatori-nati-nel-1960—laclassenoneacqua-358743 . Sempre nel vasto orizzonte pedatorio, ma a latere, si segnala, anche qui con stigmate di grandezza, Pierluigi Collina. Nell’aura mitologica della frenesia corsaiola della Formula 1, prediletto dal più convincente fenomeno italiano dopo Ascari, cioè Kimi Antonelli, va censito il perennemente imbronciato Ayrton Senna, anch’egli caro, carissimo, agli dei. Nella messe di tributi e apprezzamenti per la morte di Baresi, credo che quella ancora in vita di Piscinin, tributata da Werner Herzog sia esemplare. E’ ben ricostruita da Carlo Baroni sul Corriere del 21 maggio 2022 in Herzog-Baresi, la strana coppia: un’amicizia coltivata a distanza https://www.corriere.it/cultura/22_maggio_21/herzog-baresi-strana-coppia-un-amicizia-coltivata-distanza-a9019f12-d93b-11ec-ace9-a49b5c59373f.shtml , Estraggo dalle dichiarazioni di Herzog quelle che mi sembrano le più significative. Herzog immagina l’incontro all’insegna del veganismo non strettissimo, rievocando anche i canoni del “murzu” contadino: “ Veniamo da luoghi di contadini. Ci fidiamo della terra e scrutiamo il cielo”; “Ci siederemo a mangiare lardo e a bere vino. Forse invece che parlare, canteremo”. E infine una delle analisi calcistiche e non solo più convincenti che sia mai stata espressa su Baresi: “Baresi era il migliore quando non aveva la palla, perché riusciva a leggere il gioco, riusciva a capire quello che sarebbe successo, e non c’è stato mai nessun altro giocatore come lui che abbia capito così bene fisicamente lo spazio come è capitato a lui, davvero sensazionale. Mi piacerebbe davvero, nel fare i miei film, essere uno che riesce a capire il cuore dell’uomo e spazi come l’Amazzonia nello stesso modo in cui Baresi ha capito il gioco.” L’altra, di sicura dignità letteraria, è di Giuanin Brera: “Baresi è dotato di uno stile unico, prepotente, imperioso, talora spietato. Si getta sul pallone come una belva: e se per un caso dannato non lo coglie, salvi il buon Dio chi ne è in possesso! Esce dopo un anticipo atteggiandosi a mosse di virile bellezza gladiatoria. Stacca bene, comanda meglio in regia: avanza in una sequenza di falcate non meno piacenti che energiche: avesse anche la legnata del gol, sarebbe il massimo mai visto sulla terra con il brasiliano Mauro, battitore libero del Santos e della nazionale brasiliana 1962.” Luigi Manias




