Spedrius

A distanza di quasi mezzo secolo – la chiusura presso la Litotipografia editoriale del Cav. A. Poddighe S.p.A. di Sassari è del dicembre 1977 – Una ragione feudale nell’età moderna di Giuseppe Doneddu, edito da Iniziative Culturali è, a mia conoscenza a tutt’oggi, nell’ambito della storiografia accademica, il contributo più attendibile sulla Gallura. Un breve profilo accademico e politico di Doneddu, comprensivo di una bibliografia dei suoi scritti, lo si trova al link https://www.accademiasarda.it/doneddu-giuseppe-salvatore/. Mentre il numero 20 gennaio – giugno 2023 di Ammentu è dedicato interamente allo studioso sassarese con la bibliografia dei suoi scritti, certamente ad ora la più aggiornata, a firma di Silvia Doneddu https://www.centrostudisea.it/ammentu/article/view/435/452. In quarta di copertina della sua opera, mutuata dalle premessa dell’autore, la sinossi. “Questo lavoro riguarda la Gallura, la regione Nord orientale della Sardegna. Essa non viene esaminata isolatamente, ma inserita in un quadro più ampio che abbraccia i territori dell’Anglona e di Terranova, limitrofi e complementari dal punto di vista economico. Nonostante alcune sue peculiarità, questa vasta ragione rappresenta un modello sufficientemente ampio e probante per quello che si può definire uno studio campione che vuole contribuire ad offrire un quadro completo dell’intera area isolana per un vasto periodo storico. Questa indagine, contenuta tra il 1500 e il 1850, nasce da una serie di ipotesi di ricerca su vari temi (effettivo potere feudale, nascita ed evoluzione dei ceti e loro peso economico e politico, organizzazione ecclesiastica, origine e sviluppo della proprietà fondiaria), che vengono via via esaminati e verificati su fonti dirette in massima parte inedite.” Giancarlo Sorgia nella presentazione sintetizza gli elementi probanti e qualificanti dell’opera di Doneddu, affermando: “..che il lavoro tiene conto, infatti ,di numerosi elementi di valutazione, specialmente di quelli connessi alle condizioni socio culturali ed ambientali, presentandosi al lettore con un discorso logico, di vasto respiro e ampiamente documentato. La ricerca delle fonti, primo ed essenziale momento per lo storico, ha tenuto conto delle carte conservate negli Archivi di Stato di Cagliari e di Sassari, come pure di quelle degli archivi minori, mentre l’attenta considerazione della storiografia più recente ha consentito un’utile confronto di posizioni e la possibilità di puntuali valutazioni critiche.“ Peccato che l’estremo cronologico ultimo assunto da Doneddu nel suo studio sia il 1850 e non l’anno successivo. La prima legge istitutiva del catasto moderno in Sardegna (il cosiddetto “Cessato Catasto” dell’isola) è la Legge n. 1192 del 15 aprile 1851. Promulgata dal re Vittorio Emanuele II prima dell’Unità d’Italia, questa legge stabilì una nuova contribuzione prediale ripartita in modo uniforme sulla proprietà fondiaria sarda. Per la sua esecuzione vennero utilizzate le tavolette di rilievo geometrico precedentemente realizzate dal Real Corpo di Stato Maggiore tra il 1840 e il 1850. In seguito, con l’Unificazione italiana, l’isola confluì nel sistema nazionale gestito dalla storica Legge Messedaglia (Legge 1 marzo 1886, n. 3682), che istituì il Catasto Geometrico Particellare uniforme per tutto il territorio del Regno. La rilevazione catastale prevista da questa riforma era una tipica rilevazione geometrico-particellare ed era composta da tre documenti principali ed essenziali. Nelle Mappe Catastali (o cartografia geometrica), elaborate su base geometrico-particellare a partire dai rilievi topografici del Real Corpo di Stato Maggiore, vi venivano rappresentati i confini e le forme geometriche di ciascuna singola porzione di terreno (particella), accuratamente numerata. Il Sommarione (o registro parcellare) era il registro descrittivo fondamentale strutturato in ordine numerico progressivo per ogni particella indicata sulle mappe. Per ciascun numero di mappa specificava i dati oggettivi del bene: il nome del proprietario, la superficie della particella, la qualità di coltura, la classe di produttività e il relativo reddito netto imponibile. La Matrice dei Possessori era il registro contabile strutturato in ordine alfabetico per nome di ciascun proprietario (possessore). Sotto il nome di ogni contribuente venivano raggruppate e “maritate” tutte le particelle a lui intestate sparse all’interno del territorio comunale, così da poterne calcolare l’imposta prediale complessiva dovuta all’erario. Insomma, fonti essenziali, ad esempio per ricostruire l’evoluzione e il consolidamento degli stazzi e la loro incidenza nell’economia agro – pastorale degli allora comuni di Aggius, Bortigiadas, Calangianus, La Maddalena, Longonsardo (odierna Santa Teresa Gallura), Luras, Nuchis (allora comune autonomo, oggi frazione del Comune di Tempio Pausania), Tempio (odierna Tempio Pausania, che aveva un territorio immenso, che si estendeva da Vignola fino alle porte di Olbia e comprendeva Arzachena, autonoma dal 1922, Luogosanto dal 1947, Palau e Aglientu dal 1959), Terranova (odierna Olbia). Luigi Manias