Un motto latino che ha recentemente riscosso un consenso virale nel fosfenico web, grazie al prof. Antonino Tamburello, professore, psichiatra e psicoterapeuta, fondatore e direttore dell’Istituto Skinner e della Facoltà di Psicologia – UER, è “Ad utrumque paratus”, riascoltabile in breve video rilasciato il https://www.instagram.com/reel/CdS8kitAP0l/: “E’ un rischio continuo la relazione umana. C’è una frase poi straordinaria dell’antico impero romano, meravigliosa; che l’ho ammirata nella sua potenza di suscitare l’atteggiamento giusto. Sai questa frase quale è? E’, “ad utrumque paratus”, “ad utrumque paratus.” Sono pronto all’una o altra cosa. Al fatto che tu ti possa manifestare come amico, oppure come nemico. Sono pronto. Lo riconoscerò e agirò conformemente.” Un anno fa Evangelos Alexandris Andruzzos, fact checker, formatore, sociologo, giornalista, editore, consulente nell’organizzazione e comunicazione, coordinatore di progettazione europea internazionale, ha ripreso il motto https://www.grecia.it/ad-utrumque-paratus-significato-e-contesto-storico/, che traduce come “Pronto per entrambi” ovvero, scrive Andruzzos, “essere preparati ad affrontare qualsiasi situazione, sia positiva che negativa.” Meriterebbe qualche nota di commento l’attribuzione della fonte, di origine incerta, ma usata da Seneca “per sottolineare l’importanza di essere preparati ad affrontare le avversità della vita” e da Tacito, che nella Germania scrive fosse “motto comune tra le tribù germaniche.” Wikipedia l’attribuisce a Virgilio, senza ulteriore indicazione, https://en.wikipedia.org/wiki/Ad_utrumque_paratus. Ma lo si trova nell’Eneide (II, 61-62) “Ecce, manus iuvenem interea post terga revinctum pastores magno ad regem clamore trahebant Dardanidae, qui se ignotum venientibus ultro, hoc ipsum ut strueret Troiamque aperiret Achivis, obtulerat, fidens animi atque ad utrumque paratus, seu versare dolos seu certae occumbere morti.Mentre in Seneca lo troviamo in un contesto illuminante nel De vita beata (8) “Incorruptus vir sit externis et insuperabilis miratorque tantum sui, fidens animo atque in utrumque paratus, artifex vitae; fiducia eius non sine scientia sit, scientia non sine constantia: maneant illi semel placita nec ulla in decretis eius litura sit.” Che tradotta, suona: “Sia il vero uomo (=vir) incorrotto e inaccessibile ai fattori esterni e molto orgoglioso di se stesso (mirator tantum sui), fiducioso nell’anima e preparato a entrambe le cose, artefice della (sua…) vita; la sua fiducia non sia priva di scienza, la scienza non priva di fermezza: una volta per tutte (semel) i suoi desideri (illi placita: letter., a lui i desideri) rimangano saldi né alcuna (ulla) cancellazione vi sia tra le sue decisioni.” Ricorda Francesco dal Pino https://francescodalpino.org/2023/03/29/ad-utrumque-paratus/ che “Il frammento virgiliano ad utrumque paratus è stato utilizzato come motto dai sovrani spagnoli (XVII sec.) ed è tuttora il motto delle forze submarine spagnole. Inoltre, è riportato sullo stemma del Comune francese Monistrol-sur-Loire. Così come è stato ripreso da diverse istituzioni “tra cui l’Università di Lund in Svezia e il Corpo dei Marines degli Stati Uniti.” Secondo Andruzzos la frase “può anche assumere un significato più profondo”, come Flessibilità, ovvero la capacità di adattarsi a qualsiasi circostanza; la Resilienza, cioè la forza interiore per superare le difficoltà; infine l’Ottimismo, quindi la convinzione che qualsiasi situazione possa essere affrontata con successo. Per Evangelios, etimologicamente messaggero della buona novella, la frase: “rappresenta un potente motto che ci ricorda l’importanza di essere preparati ad affrontare qualsiasi sfida che la vita ci riserva, essere sempre pronti a reagire a qualsiasi stimolo ricevuto, analogamente al bisogno, sia godendo felicemente la pace, sia combattendo fieramente per la sopravvivenza. In un mondo in continua evoluzione, la capacità di adattarsi, essere resilienti e mantenere un atteggiamento di sfida e ottimista, sono qualità essenziali in ogni caso fortuito, per il successo e la felicità come merito personale, come premio per saper vivere armoniosamente in ogni circostanza con le propria capacità coltivate per educazione e formazione, nell’atarassia e calma, come pure nella burrasca tempestosa.” Luigi Manias




