La suggestione dei due eventi organizzati dalla BGO a Usellus il 17 ed a Sinnai il 18 dicembre, con protagonista Claudia Pinelli, che ha ricostruito con straordinaria puntualità sia il contesto politico sia la vicenda di suo padre Pino, conclusa con la tragica morte, deve aver certamente invogliato il direttore scientifico della Biblioteca Gramsciana Giuseppe Andrea Manias a creare un fondo dedicato all’anarchico, che sarà ufficialmente inaugurato il 1 febbraio. La Gramsciana in verità aveva già un ricco fondo sul movimento anarchico, fra quelli costituenti la sezione delle Opere su Gramsci. I rapporti di Gramsci con gli anarchici, soprattutto durante l’occupazione delle fabbriche a Torino nel cosiddetto “biennio rosso”, sono noti e ampiamente documentati, nonostante la marcata distanza ideologica che li separava : “L’anarchismo è la concezione sovversiva elementare di ogni classe oppressa ed è la coscienza diffusa di ogni classe dominante … Ma la concezione propria della classe borghese non è stata l’anarchismo, è stata la dottrina liberale, così come la concezione propria della classe operaia non è l’anarchismo, ma il comunismo marxista.” (L’Ordine Nuovo 3-10 aprile 1920, I, n.43). Tuttavia l’iniziativa è altamente meritevole e va ad aggiungersi ad altri recenti fondi, come quelli dedicati a Loris Fortuna e a Peppino Impastato. D’altra parte la vicenda di Pinelli ha le stigmate dello spartiacque epocale. Come un giornalista di vaglia ha scritto questa “piccola storia ignobile della giustizia italiana, subito cancellata e rimossa” (Paolo Morando, Prima di Piazza Fontana, Laterza, Bari 2019), è stata in “un Paese senza verità” la prova generale della strategia della tensione. Luigi Manias




