Gramsci e Gentile

In coincidenza con la riapertura al pubblico della Biblioteca Gramsciana, dopo la pausa estiva, corre l’obbligo di segnalare un’importate acquisizione: l’Opera completa di Giovanni Gentile, pubblicata da Sansoni, casa editrice fiorentina acquistata nel 1932, e dal 1944, alla sua morte, gestita dai figli Benedetto e Federico. Benedetto si dedicherà, però, ben presto alla Fondazione Gentile che pubblicherà, tra il 1948 e il 1950, per Sansoni appunto, l’opera omnia del filosofo (poi riproposta e proseguita dall’editore “Le lettere”). Una sottosezione della Biblioteca Gramsciana è dedicata oltre che a Croce, Gobetti, Sraffa, anche a Gentile. A conferma di quanto nella formazione giovanile di Gramsci abbia contato Gentile, Alberto Burgio ricorda in https://www.treccani.it/enciclopedia/gentile-maestro-della-nuova-italia-gramsci-togliatti-gobetti_%28Croce-e-Gentile%29/ che “nel riprendere sul «Grido del popolo» uno scritto di Giuseppe Saitta apparso sul «Resto del Carlino», Gramsci non solo indica in Gentile «il filosofo italiano che più in questi ultimi anni abbia prodotto nel campo del pensiero», ma presenta enfaticamente il suo «sistema della filosofia» come «lo sviluppo ultimo dell’idealismo germanico che ebbe il suo culmine in Giorgio Hegel, maestro di Carlo Marx», e come «la negazione di ogni trascendentalismo, la identificazione della filosofia con la storia, con l’atto del pensiero, in cui si uniscono il vero e il fatto, in una progressione dialettica mai definitiva e perfetta». Luigi Manias