Egregio Signor Cucinelli e Gentile Signora Benda
Accompagna questa lettera un denso volume, il cui autore, Antonio Gramsci, condivide con me lo stesso luogo di nascita, Ales; un piccolo paese della Sardegna. Sono l’amministratore di una società che si occupa di organizzare eventi culturali, riordinare archivi e gestire biblioteche. Alla fine degli anni ‘80 pensai che la straordinaria vicenda umana di Gramsci dovesse trovare un fronte di ampio di divulgazione, in antitesi alla spocchiosa e fortemente ideologizzata “offerta” accademica. E ho fondato una biblioteca che col tempo è diventata, non senza qualche patema e attuale difficoltà di gestione, il fondo librario più ricco e articolato oggi esistente in Italia dedicato a Gramsci, la Biblioteca Gramsciana appunto; sulla quale mi permetterei in seguito di chieder Loro qualche suggerimento. Nel frattempo iniziavo dei percorsi di ricerca, soprattutto sul Gramsci sardo, che mi ha portato a collaborare nell’ambito dell’Edizione Nazionale degli Scritti al primo volume dell’Epistolario 1906 – 1922 (Treccani, Roma, 2009) e a questa edizione delle Lettere dal carcere, edita da Einaudi nell’ottobre del 2020 nella collana I Millenni. Si tratta, allo stato attuale, dell’edizione più completa dell’epistolario carcerario non solo per il numero delle lettere, ma anche per il compendioso apparato di note. Spero vogliano accettare questo dono, ammesso che già non sia presente nella Biblioteca da Loro fondata. Se così fosse potrebbe forse far parte della Loro biblioteca personale. Negli anni dell’adolescenza le Lettere di Gramsci, che mia madre maestra elementare leggeva puntualmente ai suoi allievi nella ricorrenza della morte, sono state guida e motivo di riflessione “per la reverenza e l’affetto che si provano per tutti coloro che tennero alta la dignità dell’uomo e accettarono pericoli e persecuzioni e sofferenze e morte per un ideale, che è ciò che Antonio Gramsci fece con fortezza, serenità e semplicità”, come ebbe a dire Benedetto Croce. Con i nuovi occhi di adulto queste Lettere ritengono, oggi più che mai, valore incontestato, perché espressione profonda di un grande protagonista dell’accoglienza e della comprensione umana. Ma un’altra ragione per cui faccio Loro dono di questo libro è per la mia adesione a molte delle Sue posizioni, Egregio Signor Cucinelli, che immagino siano certamente sintoniche con quelle della Signora Benda. Secondo me il piacere di condividere le opinioni merita una corresponsione liberale. Auguro Loro i miei più sinceri auguri per la Biblioteca Universale di Solomeo, ma anche di buona lettura di queste Lettere. E per non venir meno al compito istituzionale di un bibliotecario che è anche quello di favorire il piacere di un testo, mi permetto di suggerire la lettura di alcune lettere, che credo esprimano bene la cifra umana, enorme, di Antonio Gramsci. C’è quella all’amatissima madre del 15 giugno 1931, dove viene espressa una sorta di “epigenesi della prassi” o se si vuole un’intima visione del Paradiso. Oppure quella al fratello Carlo del 12 novembre 1927 dove Gramsci fa un suo autoritratto ispirato ad una sobrietà quasi giansenistica. E qua mi fermo per non togliere spazio al piacere della lettura e della scoperta. Luigi Manias




