Chi si ferma …

Cercando di vincere la sua molle indolenza e raggiungere Marraconi per un pranzo agreste, al mio “Chi si ferma …”, Verina Olla, classe 1923, figlia di Luigi, unico antifascista e repubblicano dichiarato di Ales (l’altro era residente, malgré lui, a Turi), completa d’impeto con “è perduto!”; celebre motto di schietta ascendenza. Verina ne rintraccia, rapida, la fonte: “Era di Mussolini, vero?” La memoria lunga è, per accondiscendere al lessico dell’epoca, vigile e pugnacissima. L’autore è proprio il Benitone loro, il mascellone nostrano, il nocchiero di una nave andata a picco, o come dirà con più convinta acribia l’unico lumbard di razza certa, l’ing. Gadda: Kuce, il Grinta, il Batrace, Giuda imbombettato, il Capocamorra, Appiccata Carogna, Culone in cavallo, il Merda, il Sozzo, il Somaro Principe, Primo Maresciallo del Cacchio, il Mascelluto, Gaglioffo ipocalcico, Gran Cacchio, il Fava, Maccherone Ingrognato, Scacarcione Mago, Nullapensante, Priapo, Maccherone, Maramaldo, ecc. ecc. Il Duce pronuncia il responsabilizzante diktat a Genova il 14 maggio 1938 e il buon Sergio Corbucci, nell’anno di grazia 1960, ne titola un film con Totò e Peppino de Filippo. Sul ricordo mussoliniano chiosa Zia Verina: “Eh, le piccole italiane”, alle cui adunanze la partecipazione da lei auspicata e desiderata, con tanto padre era preclusa. Si rifarà sull’irriducibile Licu Olla, qualche anno dopo, al referendum monarchia repubblica, votando la prima in perfetta sintonia con il volere popolare della piccola patria gramsciana: monarchia 773, repubblica 414. “Quasi il doppio”, commenta pronta Verina Olla. Luigi Manias