Alla riscoperta dei sapori di ieri. Mai titolo fu più pertinente per un ricettario, perché sottende, e in ciò sta la sua intima verità, un ipotetico atto di giustizia rispetto ad un conclamato oblio. Il titolo, in verità, era imposto dal concorso gastronomico “I sapori di ieri”, indetto dall’ipercinetico dell’allora presidente del Consorzio dei Comuni Due Giare, Antonio Biancu. L’editio princeps, licenziata nel 1997 e affidata alle cure di MCO Edizioni S’Alvure di Oristano, è un esile brossura di 62 pagine nel comunemente invalso formato 17×24 cm, che raccoglieva le ricette della prima edizione del concorso, mentre la seconda del febbraio 2003, stesso formato e copertina, ma con 144 pagine, includeva le ricette dei piatti che avevano partecipato alle fasi finali delle sette edizioni del concorso, dal 1995 al 2002. L’immagine di copertina comune alle due edizioni, inscritta in uno sfondo rosso, tenta di riassumere l’immaginario rurale marmillese: La prima edizione beneficiò di due articoli, uno congruo di Marcello Atzeni sull’Unione Sarda e il secondo, più asciutto, di Romano Meloni su La Nuova Sardegna. Il concorso ebbe sicuro riscontro in Marmilla ed ha alimentato una gloria immeritata a beneficio dello scrivente, sino al limite della comicità. A margine, se non ricordo male della festa di San Giorgio a Sini, declinando il mio nome e cognome al fratello di un amico, questi sentenziò: “Su gastronumu”. Trattenni a stento quella che sarebbe dovuta essere una fragorosa risata. La fama del curatore era ormai un dato di fatto incontrovertibile! Comunque, detto papale papale, delle ricette raccolte, credo che gran parte siano del tutto sconosciute alle massaie di oggi. Appartengono ad una altra epoca, trasmesse di generazione in generazione, e in quanto tali testimonianza preziosa dei tempi che furono. Quindi Il volumetto, che ha avuto una diffusione “sibi ac solibus” (conservo ancora il buono per il ritiro di una copia, firmato dall’ineccepibile e parsimonioso Antonio Biancu), si inscriverebbe nell’ambito della cosiddetta lettura grigia, aliena alla distribuzione commerciale nelle librerie. Forse, proprio per questa ragione, avrebbe meritato una presenza più diffusa nelle biblioteche pubbliche, almeno quelle dei comuni del Consorzio. Ad una rapida consultazione dell’OPAC Sardegna l’edizione del 1997 è posseduta dalle biblioteca comunale di Villa Verde, Biblioteca Gramsciana e Biblioteca della Facoltà Teologica della Sardegna. Ci sta: per taluni il cibo è dono di Dio, “coelestia dona”. Mentre la seconda edizione è nel catalogo delle biblioteche di Ales, Assolo, Curcuris, Gonnosnò, Nureci, Pompu, Senis, Sini, Usellus, Villa Sant’Antonio e Villa Verde. A distanza di oltre due decenni dalla seconda edizione forse una riscrittura e un restyling grafico sarebbero d’obbligo. Così come potrebbe essere utile per la ricostruzione di un atlante della cucina del territorio, un profilo biografico delle “cuoche” e anche un’epigenesi del piatto, comprensiva delle varianti o interpolazioni. Luigi Manias




