Chiamale se vuoi … interpretazioni

Riapre dal 6 al 27 marzo Pinocchio & Friends e Geppetto, Mastro Ciliegia e Fata Turchina, che introducono il visitatore alla mostra nell’ex Monte Granatico di Baradili, contravvengono alla precettistica gramsciana che fa loro da sfondo. Si tratta di un passo di una lettera dal carcere del 27 giugno 1932 di Antonio Gramsci alla cognata Tatiana Schucht. Gramsci discute sull’opportunità di inviare una copia illustrata di Pinocchio a suo figlio Delio: “Mi ero formato, da ragazzo, una mia immagine di Pinocchio, e vederne poi una materializzazione che era diversa da quella della mia fantasia, mi indisponeva e mi rivoltava. Perciò mi pare che sia stato bene che a Firenze non abbiano lasciato fare il monumento a Pinocchio; per i ragazzi fiorentini avrebbe significato l’imposizione, dall’esterno, di un’immagine standard, che avrebbe impedito ogni fantasticheria arbitraria. Ma non è in questo arbitrio della fantasia il maggior piacere dei bambini nel leggere i libri come Pinocchio?” Gramsci, come è stato scritto http://principieprincipi.blogspot.com/2011/10/le-suggestioni-di-pinocchio.html ha intuito, consciamente o inconsciamente, la reale natura evocativa e non descrittiva di questo testo scarnificato dall’impostura iconica, che molto, moltissimo, lascia al rapporto tra lettura e fantasia individuale. Basti pensare all’indeterminatezza, quasi onirica, del paesaggio che non ha contorni reali ma che si anima al momento in cui scatta l’azione. Anche i personaggi stessi mancano di una propria realtà descrittiva, di una definizione cromatica che ne precisi contorni e limiti. Federico Coni osa e si arroga il diritto, arbitrario, di proporre una sua interpretazione. A suo conforto gli oltre 3.000 visitatori che si sono succeduti sino ad oggi ad ammirare l’esposizione. Luigi Manias