
Pasqua d’Insurrezione
Il titolo straordinario e pertinente mi è stato regalato dall’amico e collega di sventura Fernando Atzeni. Poiché chi milita e tenta di vivere in agricoltura è uno sventurato per definizione. E allora più che di resurrezioni, come suggerirebbe la giornata, avremmo bisogno di Insurrezioni. In campagne desolatamente vuote, da tempo ormai preda di ladri che agiscono indisturbati, ci sono ancora dei giovani laboriosi. Capaci di dedicarsi ad un compito improbo, ma gratificante: preservare e propagare i residuali patrimoni di biodiversità vegetale sarda. Oggi questo è una atto, moderato e saggio, di insurrezione. Uno di questi giovani è Emanuele Perra di Assolo, che in località Bau Figu, alla periferia del suo paese, sulle rive del fiume Imbessu, preserva una vigna impiantata nel 1919, con allevamento rigorosamente ad alberello. Appartenuta a suo bisnonno materno Luigino Caria, che la riscattò con il duro lavoro dalla famiglia di possidenti Serra di cui era servo, la vigna presenta un assortimento ampelografico di grande interesse. Fra le varietà coltivate: Girò, Nasco, Grillo – della quale i Tasca di Almerita curano 13 ettari nello scenario di bellezza abbacinante che è l’Isola di Mozia nel trapanese – Granatza (coltivata oggi principalmente ad Orgosolo e Mamoiada, ma in passato assi diffusa in Marmilla, e che non ha niente a che fare con la Vernaccia di Oristano), Nuragus Biancu e Nieddu, Moscato, Monica, Grecu Nieddu, Tintillu, Bovale, Pascale di Cagliari, ecc. Emanuele, partendo dalle marze delle varietà della vigna avita, ha poi impiantato, sempre in territorio di Assolo, ma stavolta con allevamento a Guyot, una nuova vigna. L’areale di Bau Figu ha una ricca varietà di idrotoponimi (Bau Francu, Bau Era, ecc.), antrotoponimi (come Bingia Mebis) e che richiamano antiche produzioni (Mobinu) o leggende (Mesa ‘e Axria, il tavolo di Lucia, alla quale è legata una curiosa leggenda locale che capovolge il mito della strega o fata puetrificatrice). Sino agli anni ‘60 era la zona di Bau Figu più vocata alla coltivazione della vite e di cui Emanuele è l’ultimo, appassionato e competente interprete. Oltre a produrre un ottimo rosso e dei pregiatissimi Nasco e Nuragus, si sta dedicando da tempo, forse non quanto vorrebbe, a delle microvinificazioni delle innumerevoli varietà che coltiva nella vigna storica, nell’intento di ottenere la massima espressione enoica di quell’areale. Luigi Manias



