O cugini, come titola con l’enfasi della scoperta giornalistica La Stampa di ieri, in un articolo a firma Fabio Martini: “Meloni – Gramsci cugini d’Italia”, che riprende una ricerca esperita tutta sul web da Alessio Vernetti di You Trend, che eccelle per assenza di riferimenti ad archivi, serie documentarie, unità archivistiche, unità documentarie, cartulazione, date puntuali degli eventi a carattere anagrafico (nascite/battesimi, matrimoni, morti) e risulta quindi un lavoro non verificabile. Nel mentre la “scoperta” è stata riresa dall’ecumene mediatico italiano. Vernetti riassume il tutto con un thread su X (ex Tweeter), secondo il quale esistono dei legami parentali, in verità relazioni assai remote, tra Gramsci, Meloni e l’intero clan Letta. Qualcuno ricorderà che Enrico Letta dichiarò a Concita De Gregorio nel 2021, a In Onda su La7, il suo legame familiare con Antonio Gramsci. Elsa Bazzoni, nonna materna di Letta, era cognata di Franco Paulesu, figlio di Teresina Gramsci sorella di Antonio. Ovviamente l’autorevole medico agopuntore auricolare di origine turritana Giancarlo Bazzoni, incidentalmente mio cugino, probabilmente è più vicino a Gramsci di quanto lo sia Letta. Secondo il paradigma Vernetti quindi anche io beneficerei, forse quanto o più di Letta, di sicura vicinanza con il mio, peraltro, illustre compaesano. Peccato che la genealogia che Vernetti propone sia un pastrocchio assoluto, dove nella prima stesura Francesco “Ciccillo” Gramsci, il padre di Antonio, risulta figlio di Antonio Marcias esattore di Collinas e padre di Giuseppina, moglie dello stesso Cicillo. Acrobazie genealogiche. E meno male che Vernetti ha fruito della consulenza di Francesco Sonis, “scopritore” delle origine forresi (cioè di Collinas) della madre di Gramsci. Cosa sarebbe successo se avesse fatto tutto da solo? Peccato che ne Vernetti, ne Martini si siano attenuti alla precettistica del professor Francesco Moi del Liceo De Castro, dove Gramsci diede la licenza ginnasiale, che redarguiva gli allievi distratti con un inequivocabile: “Incuminza a liggi beni” (incomincia a leggere bene, per i non sardofoni). Non pochi subdorando la bufala di Vernetti hanno sapidamente commentato il suo thread su X. Chi scrive, non intende sia chiaro declinare le proprie benemerenze, ma piuttosto rivendicare rispetto ad un certo dilettantismo ormai endemico competenze professionali ed esperienza, avendo maturato dal 1999 ad oggi adeguata “militanza” nella ricostruzione demografica di comunità (elaborazione delle genealogie dei lignaggi di quattordici paesi sardi, per un totale di 150.000 dati a valenza anagrafica trattati), collaborato come archivista, nell’ambito dell’Edizione Nazionale degli Scritti di Antonio Gramsci, all’Epistolario I gennaio 1906 -dicembre1922 (Istituto della Enciclopedia Italiana. Roma 2009) e più recentemente all’edizione delle Lettere dal carcere (Torino, Einaudi 2021). Mi sono dunque confrontato con quello che Giuseppe Fiori ha definito “l’universo degli affetti” di Gramsci. In sostanza, grazie allo spoglio di registri di stato civile e parrocchiali, quinque libri, ecc., ho identificato la quasi totalità dei sardi citati nei due carteggi, ricostruendone il contesto famigliare e le corrispondenti genealogie, proponendo infine dei sintetici profili biografici. Contrariamente a Vernetti, che saggiamente ha utilizzato la domestica e rilassata modalità dello smart working, in attesa che l’intero scibile umano archivistico, a stampa e orale venga riversato sul provvido web mi son visto costretto, come diceva mio padre, a “callentai sa cadira” (scaldare la sedia) nei diversi archivi. Nel prossimo articolo entreremo più specificatamente nel merito della questione, indagando l’articolato fronte Meloni e Corrias. Luigi Manias




