Il fascino discreto della fisiocrazia

A margine di uno studio su un esclusivo circolo bibliofilo lionese è affiorata, causa misteriose dinamiche collaterali, la figura di Jean Gazave, avvocato, docente di diritto a Parigi, vicino alle posizione di estrema destra e reputato conferenziere dell’Action Françoise. Un suo libro dal titolo suadente, approdato oggi sugli scaffali dell’archivio culturale Ape Buridana, La terre ne ment pas (C. Salingardes, Villefranche – de – Rouergue, 1942, 6° Edition), ha un sottotitolo, Introduction à une Phisiocratie nouvelle, che richiama una corrente filosofica a prima vista sopita da secoli. Jean Pierre Rissoan lo liquida bruscamente: ”Après la “divine surprise “, dans un ouvrage servilement intitulé ” La terre ne ment pas”, il propose un politique nouvelle foundee sur le retour a la terre.” Servilment perché la frase fu pronunciata il 25 giugno 1940 dal maresciallo Philippe Petain, in un discorso scritto da un petanista d’occasione come Emanuel Berl. Eveliyne Pieiller in Le Monde diplomatique del giugno 2018 riprende il motto con una variante più adeguata ai tempi d’oggi, proponendo un’accattivante sintesi hegeliana tra ideologie contrapposte: “L’aspirazione a trasformare il mondo comporta talvolta un ritorno a valori ritenuti superati. Ad esempio, il “terroir”, a cui si attribuisce il merito di nutrire l’identità e l’autenticità individuale e collettiva in opposizione alla globalizzazione capitalistica, se non al progresso, è di nuovo in voga. Conservatori e rivoluzionari ne tessono le lodi.“ L’articolo è degno di nota, perché con pacato piglio, ricostruisce genesi e ascendenze del ritorno alla terra e di come il nuovo e apparentemente unitario fronte fisiocratico riunisce, appunto, sponde opposte. “Per molto tempo, la celebrazione del terroir è stata considerata reazionaria. I paladini della tradizione, della specificità irriducibile di un angolo di mondo, erano tanto ostili allo Stato centralizzatore e al suo livellamento verso il basso delle differenze regionali quanto al concetto di cittadino astratto, spogliato delle sue caratteristiche di individuo singolare, ricco di legami con la sua storia. Per i loro difensori, le province avevano un’autenticità che la modernità non poteva cancellare – la modernità simboleggiata dalla Rivoluzione francese e dalla Repubblica “giacobina”, tagliata fuori dalle molteplici radici che avrebbero costituito l’identità di una patria fatta di piccole patrie. Di fronte a uno Stato privo di radici, il senso carnale di appartenenza a una terra si affermò come garante di una verità umana, legata alla memoria, portatrice di valori ancestrali, sensibili e vibranti. Charles Maurras (1868-1952), fondatore della Ligue d’Action Française e ardente sostenitore della “rivoluzione nazionale” contro i valori della rivoluzione del 1789 e Maurice Barrès (1862-1923), romanziere lirico e febrilista, avevano teorizzato a loro modo questi punti di vista, culminato però in un nazionalismo xenofobo e antisemita. Ma, prima di denunciare la tossicità dello straniero o del cosmopolita, una parte di questo elogio del terroir si riferiva, soprattutto in Barrès, al “rifiuto della decadenza, della società industriale e dei valori borghesi” e alla ricerca di “sentimenti che diano un prezzo alla vita”. Conclude la Pieillier: “Oggi è proprio in nome del rifiuto di una nuova “decadenza”, provocata dalle conseguenze del capitalismo finanziario e dei suoi ausiliari politici, che distruggono la diversità della vita, ci condannano al nichilismo per non aver dato un senso all’esistenza e ci riducono tutti a una solitudine impotente, che nuove versioni del ritorno al locale, assumono valenza fondante.” Sin qui la Pieillier, in Francia, patria della fisiocrazia. In Italia, almeno a compulsare il provvido web, la ricorrenza più immediata, con una riflessione convincente di chiara ascendenza liberale, è quella dell’economista Fabio Scacciavillani in Il parere dell’economista Scacciavillani:“Il sottile fascino della fisiocrazia…” – Agricoltura Moderna . All’ineludibile domanda di cosa rimanga della lezione fisiocratica in un mondo, come avrebbe detto Zanzotto fosfenico, Fabio Scacciavillani, replica:In primo luogo l’idea che ci sia un ordine naturale a guidare l’economia e quindi l’abolizione degli ostacoli all’iniziativa privata ed ai commerci. In secondo luogo il ruolo cruciale della proprietà privata nello stimolare i miglioramenti produttivi e nel garantire la sicurezza che il frutto dei propri sforzi non venga espropriato a vantaggio di altri. In terzo luogo l’importanza della natura, o, come si direbbe oggi, delle risorse ambientali”. Certo è che in questa nuova stagione di erezione di muri e di contrapposizioni feroci la lezione liberista di Quesnay assume una connotazione quasi epifanica. Luigi Manias