Piccolo è bello

Una comunità esiziale per territorio e popolazione come Ontignano, alle porte di Firenze e inclusa nel Comune di Fiesole – buon ritiro dei grandi protagonisti del mondo artistico e culturale da Berenson a Böcklin, da Landor a d’Annunzio, giusto per citarne qualcuno – espresse nella prima metà dell’800 una figura di sicuro valore nella prassi agraria. Don Jacopo Ricci (Fornace 1765 – Ontignano 1837), curato della parrocchia di Santa Maria Assunta dal 1800 al 1837, fu autore di un Catechismo agrario ad uso dei contadini e dei giovani agenti di campagna di ampia diffusione e che gli valse l’accesso all’Accademia dei Georgofili. La seconda edizione – in due tomi in 12° di 264 e 300 pagine, pubblicata nel 1832 a Firenze da Ferdinando Agostini – fu salutata con una positiva recensione negli Archivi del proprietario e dell’agricoltore: “La prima edizione fu stampata nel 1815 da Guglielmo Piatti di Firenze e formava il numero XI della sua Biblioteca dell’Agricoltore; soli dieci capitoli conteneva quella edizione, e la nuova è suddivisa in ventitre. L’esposizione di aggiunte e note considerabili non è chimerica, quali incontrasi di rado nel frontespizio di nuove edizioni di molti libri; il rispettabile vecchio signor proposto di Ontignano ha interamente rifuso l’opera sua ed arricchita di nuove aggiunte. E se la prima edizione incontrò il favore degli agronomi, questa seconda a più forte ragione può proporsi per un buon manuale di agricoltura, che in poche pagine espone chiaramente i migliori precetti intorno ai rami principali della pratica agraria.” Nel 1900, in occasione del centenario del suo insediamento, fu posta da un comitato presieduto dall’ingegnere capo del Comune di Fiesole Michelangelo Maiorfi una lapide nella facciata della chiesa di cui fu parroco, che ricorda, con testo del proposto della cattedrale di Fiesole Franco Bargilli, anche la meritoria attività del Ricci nell’istruzione popolare. Un sforzo duplice, apparentemente impari rispetto all’entità della comunità di fedeli amministrata e al suo territorio, come farebbe credere nel 1839 una nota non certo lusinghera del Dizionario geografico storico della Toscana: “Ne la campagna, ne la chiesa di Ontignano offrono alcun che degno di richiamarci alla memoria quell’erudito georgofilo prete Jacopo Ricci che resse per molti anni nel secolo che corre codesta chiesa, alla quale spettano alcuni poderi contigui.” Eppure i salti di Ontignano, nonostante l’esiguità demografica del popolato negli anni del ministero del Ricci – 207 abitanti nel 1833, 235 nel 1845 – hanno avuto illustrissimi titolari, a conforto della bontà dell’agro. Nel 1283 “Dante del già Alighieri del Popolo di S.Martino del Vescovo, come erede del padre vende a Tedaldo del già Orlando Rustichelli ogni azione che egli avea reale o personale contro a Donato del già Gherardo del Papa e sopra certi suoi beni del Popolo di S. Maria a Ontignano.” E la parrocchiale di Santa Maria, sotto patronato dei Capitani guelfi, come attesta la campana maggiore del 1317, esisteva già nel 1260. L’edificio è dipartito: quello antico a bozze regolari di pietra all’esterno e all’interno, coro, abside e quattro monofore ora chiuse, quella del 1712 con altari laterali verso il basso di muramento ordinario, con pavimento rialzato di un metro. Antichissimi, a sinistra dell’altare maggiore, tracce di dipinti, così la processionale di stile gotico, con grosse lamine bronzee dorate, arricchite di raffinate incisioni e formelle polilobate alle estremità delle braccia raffiguranti la Vergine, San Giovanni Battista, il simbolo della morte e del Pellicano. Nel 1896 il parroco don Antonio Renai commissionò a Aurelio Burreli di Settignano un nuovo altare maggiore in pietra goticizzante con paliotto, croce greca e con un ciborio pregevolissmo per il disegno e l’esecuzione. Insomma un passato denso pur nell’apparente marginalità del borgo, che ebbe in tempi più recenti tragiche traversie, come l’eccidio nel 1944 ad opera dei tedeschi di undici partigiani della brigata Coiani, sbandati dopo lo scontro ai Tre Pini, e fucilati in due gruppi. Ma ebbe anche un timido rigoglio demografico, attestato della costruzione della scuola elementare comunale nel 1958, su progetto di Franco Bonaiuti. Questa storica tensione missionaria tra agricoltura e istruzione popolare è forse uno dei motivi ispiratori che sottende l’ultima e più stimolante rinascita, ad opera di Giannozzo Pucci, di Ontignano; “santuario della non violenza e delle alternative serie”, come ebbe a scrivere Gino Girolomoni. Luigi Manias