In una già estenuante giornata di giugno è approdato nel desco marmoreo di Marraconi il denso Il banditismo in Sardegna di Antonio Pigliaru (Milano, Giuffrè, 1975), proveniente dalla libreria “La Chiave” di Roma segnata, secondo una mia del tutto arbitraria e azzardata ipotesi, da una evocativa ragione sociale di ispirazione brassiana. Prima di morire, nel marzo del 1969, a soli 46 anni, Antonio Pigliaru, aveva redatto uno schematico programma per la pubblicazione di tutti i suoi scritti editi ed inediti. In esso era compreso un volume dal titolo Il banditismo in Sardegna in cui sarebbero dovuti confluire insieme lo studio sulla vendetta Barbaricina come ordinamento giuridico, pubblicato presso Giuffrè nel 1959 e gli scritti più interessanti fra quelli che prima e dopo quell’anno Pigliaru aveva dedicato al problema della criminalità in Sardegna. La prematura morte impedì la realizzazione di questo programma, ma il volume edito da Giuffrè risponde abbastanza fedelmente a quella che erano i suoi intenti. Al di la degli evidenti meriti della pubblicazione, come talvolta avviene nei libri nella prima carta di guardia una dedica, che li sottrae così alla loro consueta cifra seriale: “maggio 1975./ A Mariano/ all’inizio di una nuova/ fase di collaborazione/ fraternamente/ Luigi//” La dedica asseconda, anzi incoraggia, come altre testimonianze paratestuali, pratiche indiziarie. La libreria “La Chiave” nella scheda catalografica del libro l’attribuisce a Luigi Lombardi Satriani, il grande antropologo, e destinatario Mariano Meligrana. Nato a Napoli il 30 giugno del 1936, Mariano Meligrana, dopo una prima formazione a Parghelia e a Tropea, frequenta, sempre a Napoli, il Liceo e l’Università, laureandosi in Giurisprudenza nel 1959. Coltiva interessi letterari e filosofici che hanno fra gli latri esiti, nel 1958, la fondazione, con Luigi M. Lombardi Satriani, della rivista Spirito e Tempo, divenuta, poi, Voci, pubblicata fino al 1962. Satriani e Meligrana sono i curatori di Diritto egemone, diritto popolare: la Calabria negli studi di demologia giuridica, pubblicato nel 1975 da Quale Cultura di Vibo Valentia. Ragionevole pensare, dunque, che l’opera di Pigliaru dovesse essere funzionale a Meligrana per affrontare, con il soccorso di un più ampio orizzonte di fonti e nel caso specifico di un volume fondante dell’antropologia giuridica italiana, la curatela del volume collettaneo. Ma a compulsarlo il libro presenta una parca incidenza d’uso, sebbene alcune “orecchie” assumano significativo valore semantico. La fase di collaborazione, sul fronte monografico e sui temi della figura di Cristo e dell’ideologia della morte, avevano già visto partecipi Satriani e Meligrana in La presenza di Cristo nella cultura popolare meridionale (Sansoni, 1976?), Il ponte di San Giacomo (Rizzoli, 1982) – tributato del premio Viareggio per la saggistica lo stesso anno della pubblicazione e della morte a 46 anni, come Pigliaru, di Meligrana – e il postumo Un villaggio nella memoria (Casa del libro, 1983). Luigi Manias




