La carta è finita

Ha ragione Raymond Quenau, quando diceva che il progresso passa di distruzione in distruzione. La carta è una delle vittime predestinate dell’ineluttabilità di questo percorso verso gli inferi. La carta non è solo stanca, per mutuare dal titolo di una memorabile raccolta di saggi di 50 anni fa di quel pestigrafo che è stato Guido Ceronetti; bensì, la carta è finita. Ne da notizia l’Ansa del 12 dicembre 2024 https://www.ansa.it/marche/notizie/2024/12/11/a-fabriano-prodotta-lultima-bobina-di-carta-conservarla-nel-museo_f799a0fc-37e6-4fae-a6a6-6e58931f78d3.html. La macchina F3, la più grande del Gruppo Fedrigoni, che si trovava all’interno dello stabilimento di Vetralla a Fabriano, attiva dal 1976 e che non si era mai fermata nel corso degli ultimi 50 anni, dal 12 dicembre è stata spenta. Fabriano non produce più carta per fotocopie, il famoso Fabriano copy 2. Eppure gli ultimi samurai dell’arte nera, della tipografia con i caratteri di piombo, compiono pazienti e spesse volte fortunate sortite nei vecchi depositi di cartiere dismesse, alla ricerca delle ultime risme di fogli di pregio per una loro “rinascita”. Uno di questi alfieri dell’economia circolare cartaria è Enrico Tallone, che potrebbe riempire un volume delle peripezie affrontate per portare a termine questi meritevoli recuperi. Un altro recente esempio di recupero è The American Coachman di Soame Jenyns, una plaquette di 9 pagine stampata nel 2025 in 50 copie da Ioannes Quercus dell’Officina Borogovi di Banholt, nei Paesi Bassi, su un tirabozze Korrex Nurnberg, in un insolito carattere: il Neue Hammer Unziale. La carta usata per il testo, per tornare al nostro tema, è una Barcham Green degli anni ‘50, realizzata per A.A.M. Stols & La Compagnie Typographique. Quindi, non tutto è perduto, sebbene gli splendori passati de La Compagnie Typografique, sodalizio bibliofilo fondato da Gaston Louis Vuitton a Parigi nel 1932 e ristretto a soli 88 soci, con l’intento di pubblicare libri privi di immagini presso tipografi eccelsi (Tallone, Pichon, Darantiere, Stols, Daragnes, Mardesteig, ecc.), sono ormai un remoto ricordo. Dal 2008 lo studio di design Labarth, noto più per etichette di vino e cosmetici e omonimo, per singolare coincidenza, dell’immarcescibile presidente del circolo, ne cura progettazione e impaginazione. https://www.instagram.com/p/CvKmCF3I1t6/. Un altro mondo, sebbene con giusta caparbietà La Compagnie Typographique reiteri la ritualità annuale delle assemblee e delle presentazioni delle nuove opere, una per anno, che si tengono da una dozzina d’anni nella sala Jacques Guérin dell’Hôtel Littéraire Le Swann. Censiti sul social di turno: il 31 marzo del 2017 Un homme obscur di Marguerite Yourcenar; il 5 giugno 2018 Martinique charmeuse de serpents di André Breton e Cahier d’un retour au pays natal di Aimé Césaire; il 20 maggio 2019 Jaegerthal di François Sureau; il 20 settembre 2012 Oraisons funèbres di Andree Malraux; nel dicembre del 2023 Enfance de Nathalie Sarraute. Luigi Manias