Mario Alcara scomparso il 10 giugno 2012 dopo una lunga malattia, viene ricordato da Il Manifesto https://ilmanifesto.it/archivio/2003198867 come “un filosofo di originale profilo e di vastissimi interessi, che ha coltivato con rigore professionale la sua disciplina, pur accompagnandola con un impegno politico in cui passione e lotta non sono venuti mai meno.” All’intensa attività di studioso Alcara “ha sempre accompagnato un lavoro costante di organizzatore culturale, sia nella sua disciplina che nell’attività politica propriamente intesa.”, fra cui la responsabilità di un Centro Editoriale, il cui timbro campeggia sul frontespizio di una copia omaggio di Un villaggio nella memoria (Casa del libro editrice, Roma – Reggio Calabria, 1983), approdata oggi sul desco della biblioteca – archivio Ape Buridana di Marraconi. E’ una densa raccolta di scritti dispersi, a testimonianza della bontà – per gli esiti cospicui in ambito antropologico – di un lungo sodalizio tra Luigi M. Lombardi Satriani e Mariano Meligrana, pubblicata nell’immediato della scomparsa di quest’ultimo e al quale la copia del volume, in quanto omaggio riservato all’autore, forse apparteneva. Ci sono ulteriori elementi che lo confermerebbero: la libreria di acquisto (La chiave / Primigenia di Roma), da cui proviene un altro volume di Satriani, dal suggestivo titolo dalle ascendenze gramsciane: Antropologia culturale e analisi della cultura subalterna (Peloritana, Messina, 1968) con una dedica inequivocabile: “A Mariano e Marinella / con affetto / Luigi//”. Marinella Amendola è la moglie di Meligrana, autrice insieme a Satriani della biografia del marito. Si evince dunque, dai due indizi, che i due volumi appartenessero alla biblioteca di Meligrana e compongono, insieme al Il Banditismo in Sardegna di Pigliaru, già richiamato in questo portale, un nucleo satriano. Tra la pagina 196 e la 197, sulle quali si discetta, fra le altre cose, di norme comportamentali nel mondo popolare, un ritaglio di una breve da un quotidiano (vergato a mano Paese Sera, 27 febbraio 1973, p. 9.), dal titolo enigmatico: Uccide “gonfiandolo” il dipendente di 14 anni. La notizia dovette suscitare la curiosità di Meligrana. “Catanzaro 27. Un ragazzo di 14 anni, Salvatore Mesoracca, meccanico in un’officina di Cutrum, a pochi chilometri da Crotone, è morto con gli intestini spappolati da un gonfiatore ad aria compressa, in seguito ad un tragico scherzo fattogli da uno dei proprietari dell’officina, Pietro Gallello, di 22 anni. Il ragazzo stava parlando con altri meccanici quanto il Gallello gli si è avvicinato alle spalle e lo ha immobilizzato: toltigli i pantaloni mentre gli altri colleghi di lavoro ridevano per lo “scherzo”, gli ha infilato il beccuccio del gonfiatore ad aria compressa, “gonfiandolo” a più riprese. Salvatore Mesorac è svenuto subito senza riprendere più conoscenza. Trasportato dallo stesso Gallello e dai compagni all’ospedale di Crotone, il ragazzo è morto dopo pochi minuti. “ Luigi Manias




