Halcyon

Alexander Marius Stols, editore raffinatissimo nato e operante in Mastricht, la bellissima e operosa città olandese capoluogo del Limburgo adagiata sulle rive della Mosa, aveva ricevuto una solida formazione classica, per cui il mito di Alcione e Ceice, consacrati a Teti e considerati il legame universale tra cielo e mare e simbolo di pace, deve aver avuto una certa ascendenza per convincerlo a titolare sia una collana editoriale, che lo impose all’attenzione dei bibliofili europei, sia una rivista considerata, secondo Cees van Dijk, “la più bella rivista tipografica mai realizzata nel nostro Paese”. Forse Stols evocava in quella scelta anche i clamori del non proprio pacificato rapporto tra gli Olandesi, il mare e la terra; testimoniato nelle immagini epiche e potenti del grande documentarista Iris Ivens, che ha immortalato il più grande progetto di ingegneria idraulica intrapreso dai Paesi Bassi durante il XX secolo, che prevedeva lo sbarramento del golfo del Zuiderzee, sottraendo terra al mare. O forse Stols, dopo la carneficina della prima guerra mondiale ha voluto lanciare, nella città dove sarà firmato nel 1992 l’atto fondativo dell’Unione Europea, un contributo di cultura e pace. E in una Europa devastata dalla seconda guerra mondiale la contestuale pubblicazione di Halcyon, che da oggi fa parte della sezione “Les beaux livres” dell’archivio culturale Ape Buridana, assumeva per Stols un forte valore simbolico. Una prova di resistenza alle barbarie con un atto supremo di cultura, che chiude la fervida stagione della collana monografica in più lingue di cui in https://nl.wikipedia.org/wiki/Halcyon_(literaire_reeks). Del trimestrale sono stati pubblicati tre volumi (1940-1942) per un totale di dodici numeri, di cui tre edizioni combinate. Non si trattava di una rivista come le conosciamo oggi, ma di cartelle contenenti diversi contributi separati. Proprio a causa dello scoppio della seconda guerra mondiale subito dopo la pubblicazione del primo numero, l’edizione è stata piuttosto caotica. La carenza di carta non ha aiutato e anche la “Kultuurkamer” tedesca ha interferito con la pubblicazione. E anche questo fatto rende la rivista ancora più interessante. Il contributo più famoso è quello di Gravesande sul celebre grafico M.C. Escher, che purtroppo non è presente in questo lotto. Per il resto, la pubblicazione è quasi completa con gli inserti di John Buckland Wright, Nico Bulder, A. Roland Holst, Jos. de Gruyter, Pam Rueter, Cornelis Veth, Johan Schwenke e molti altri. Luigi Manias