| Il libro del futuro, per mutuare da un celebre titolo, lo stesso di un recente convegno promosso dall’Università di Padova, sarà quello fedele alla sua forma tipografica più estrema. Cioè, si dovrà porre agli antipodi rispetto alle attuali modalità di trasmissione della conoscenza, confermando gli elementi costitutivi d’origine, di stretta ascendenza gutemberghiana: carta a mano, caratteri di fonderia, composizione a mano della forma, stampa con torchio manuale (verticale o piano cilindrico). In qualche misura, il prologo è l’epilogo. In questo senso il modello proposto in Italia da Tallone, dalle “fine presses” del passato e di buona parte di quelle di oggi è quello rispondente a questo criterio. Se in uno splendido esempio di libro tipografico, come il Supplemento ai manuali tipografici (Tallone, Torino, 2023), un lettore cercasse nel saggio Typographie pure. Genesi di una prassi il riferimento all’edizione del quarantennale di Une saison en enfer di Rimbaud, sarebbe costretto a leggere una parte del contributo. Cliccando “quarantennale” sulla stringa di ricerca del pdf usato dall’editore si risparmierebbe la fatica. Ma si priverebbe sia della possibilità di contestualizzare il riferimento rispetto al testo, sia di comprendere appieno le argomentazioni o le tesi proposte. Non è casuale, come si diceva nel citato convegno dell’UNIPD, che la produzione scientifica, in qualsiasi ambito, sia fortemente orientata al saggio, a danno della monografia, affermando così una visone prospettica breve. Il libro tipografico si inscrive invece in un orizzonte di lunga durata – ormai mezzo millennio – rispetto all’informazione digitale, per la quale la conservazione nel tempo sarà, già da ora, un punto critico non facilmente risolvibile. La ragione principale dell’apprezzamento del libro tipografico, come manufatto, da parte di lettrici e lettori è motivato dalla sua tridimensionalità, per cui la lettura comporta un’avventura sensoriale. Recentemente, docente in corsi di biblioteconomia, affrontando i temi della tutela e della conservazione del documento cartaceo, fra le diverse motivazioni che sottendevano la partecipazione al percorso formativo, la totalità delle discenti adducevano il rapporto empatico con il libro, proprio nella sua dimensione sensoriale: l’odore e la consistenza della carta, lo sfogliare le pagine, ecc., dando così ragione a George Bernard Shaw: “Nothing on earth is more precious than a really beautiful book, With well established columns, in full black type, With exquisitely incorporated illustrations. However, nowadays people prefer to read books instead of looking at them.“ Luigi Manias |




